{"id":70860,"date":"2017-05-19T00:00:00","date_gmt":"2017-05-19T00:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.arenaswim.com\/non-categorizzato\/scienza-e-nuoto-le-gambe-stile-libero-queste-sconosciute\/"},"modified":"2017-05-19T00:00:00","modified_gmt":"2017-05-19T00:00:00","slug":"scienza-e-nuoto-le-gambe-stile-libero-queste-sconosciute","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.arenaswim.com\/it\/allenamento-e-tecnica\/scienza-e-nuoto-le-gambe-stile-libero-queste-sconosciute\/","title":{"rendered":"Scienza e Nuoto: Le gambe a stile libero, queste sconosciute"},"content":{"rendered":"<p><strong>Qual \u00e8 il contributo delle gambe nello stile libero? Il prof. Gatta lo analizza scientificamente e ci spiega quali aspetti della gambata vanno maggiormente allenati<\/strong><\/p>\n<p>Secondo diversi antropologi l\u2019uomo, nel passaggio da terreste ad acquatico, \u00e8 stato costretto a ristrutturare il suo modo di muoversi e &#8211; pur nascendo ancora immerso nel grembo materno &#8211; il suo ritorno all\u2019ambiente acquatico come nuotatore appare molto pi\u00f9 difficile di quello che si potrebbe immaginare.<\/p>\n<p><strong>Diverse teorie si confrontano su gli eventi che inducono a pensare che l\u2019uomo sia un essere acquatico trasformato in terreste e altre, al contrario, che lo considerano come completamente inadatto a stare nell\u2019acqua.<\/strong> I sostenitori della prima teoria sottolineano alcuni importanti eventi che si evidenziano entrando in acqua, ad esempio quando l\u2019incremento di pressione dovuto all\u2019immersione tende a schiacciarci, il sangue si concentra agli organi pi\u00f9 interni per evitarlo (effetto blood-schift). Oppure la riduzione della frequenza cardiaca e la distribuzione selettiva dell\u2019ossigeno al cervello dove \u00e8 essenziale, anche solo immergendo il volto in una bacinella (effetto diving-reflex), e come non osservare compiaciuti l\u2019apnea spontanea nei neonati immersi pochi istanti dopo il parto! Insomma, tanti eventi che lascerebbero stupiti i pi\u00f9 curiosi leggendo \u201cYour inner fish\u201d, scritto dal professore di anatomia dell\u2019Universit\u00e0 di Chicago Neil Shubin dove si spiega che molte malattie sono dovute al fatto che <strong>\u2026. nella nostra evoluzione, purtroppo non siamo rimasti pesci.<\/strong><\/p>\n<p>Altrettanti eventi per\u00f2 sono presentati dai sostenitori opposti e si basano sul pessimo rapporto tra il nostro corpo e l\u2019acqua. Se ad esempio partiamo con il paragone tra l\u2019uomo ed il miglior mammifero nuotatore, l\u2019uomo non entra neppure in gara: il nostro movimento \u00e8 frenato da una resistenza enorme, consumiamo pi\u00f9 energia di un carro armato nel traffico cittadino. Il nuotare \u00e8, tra le forme di locomozione umana, la pi\u00f9 lenta che esiste. Insomma, il nostro corpo non \u00e8 idrodinamico e i nostri arti sono troppo lunghi e sottili per essere efficienti!<\/p>\n<p><strong>E cos\u00ec, passando dal cammino allo stile libero, appare evidente che gli arti debbano invertire i loro compiti.<\/strong> Nel cammino le gambe permettono di avanzare e le braccia oscillano in \u201cdeambulazione incrociata\u201d, cio\u00e8 contemporaneamente alla gamba contro-laterale per bilanciare il passo ed evitare di perdere l\u2019equilibrio. In acqua le braccia diventano le principali responsabili del movimento, accollandosi circa 85% della propulsione e alle gambe viene passato il compito di \u201cbilanciare\u201d la posizione, evitando che il corpo ruoti sul proprio asse (Persyn<em>,<\/em> 1995) e che le gambe stesse non affondino pesantemente \u201cdietro\u201d di noi (Zamparo 1996).<\/p>\n<p>Ma non entrando nei meandri dell\u2019evoluzionismo di questi eventi, quello che non sfugge agli allenatori di nuoto \u00e8 quel 15% di propulsione a carico degli arti inferiori e, partendo da una sana \u201cdeformazione professionale\u201d, ci si pone subito l\u2019idea di come sfruttarlo o migliorarlo, per vincere le gare.<\/p>\n<p><strong>Le gambe sono molto pi\u00f9 potenti delle braccia, ma la limitata mobilit\u00e0 delle loro articolazioni non permette di produrre un gesto molto utile.<\/strong><\/p>\n<p>Nuotare a stile libero solo con le gambe provoca una notevole produzione di acido lattico (Meyer 1999) e un consumo di ossigeno 3\/4 volte maggiore che nuotando a sole braccia (Adrian 1966). Insomma, l\u2019uso delle gambe produce scarso vantaggio e molto consumo. Inoltre sembrano poco allenabili: Konstantaki (2007) ha valutato che, in nuotatori che si allenavano nello stesso modo, chi dedicava il 20% dell\u2019allenamento in modo specifico alle sole gambe non traeva alcun vantaggio \u201cstatisticamente significativo\u201d per una performance sui 400 stile.<\/p>\n<p>Anche noi abbiamo partecipato all\u2019osservazione dell\u2019evento pubblicando un lavoro scientifico sulla rivista Sport Biomechanics (\u201cPower production of the lower limbs in flutter-kick swimming\u201d -11-2012).<\/p>\n<p><strong>In questo lavoro la nostra attenzione \u00e8 stata rivolta alla percentuale di propulsione che le gambe sono in grado di fornire durante uno sprint alla massima velocit\u00e0.<\/strong> Il test che sta alla base della ricerca consisteva nel trainare 18 nuotatori di livello nazionale, prima in posizione di scivolamento passivo, poi battendo le gambe alla loro massima intensit\u00e0, a diverse velocit\u00e0 crescenti, mentre si misurava la resistenza incontrata durante l\u2019avanzamento. La macchina utilizzata in questione (Ben-Hur ApLap Roma) \u00e8 dotata di un motore elettrico che avvolge un cavo di nylon, al quale si aggrappa il nuotatore per fasi trascinare per tutti i 25 metri della vasca.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"wp-image-71869 alignnone\" src=\"https:\/\/www.arenawaterinstinct.com\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/legs_propulsion.png\" alt=\"\" width=\"400\" height=\"176\"><\/p>\n<p><strong>Il contributo propulsivo delle gambe dei nuotatori \u00e8 mediamente intorno ai 50 Newton (circa 5 kg) su velocit\u00e0 che si attestano sui 1,26 m\/sec<\/strong>. Come si incrementa la velocit\u00e0, il traino incomincia a lavorare ed \u00e8 facile calcolare il contributo delle gambe, dal delta che si determina confrontando la resistenza misurata tra le prove senza battuta di gambe e quelle alla stessa velocit\u00e0, ma con massima battuta di gambe. Il dato interessante trovato \u00e8 che, con l\u2019incremento della velocit\u00e0, cala il contributo propulsivo delle gambe. Questo effetto \u00e8 dovuto alla dinamica del movimento. L\u2019azione propulsiva delle gambe \u00e8 raffigurabile graficamente dalla forza che agisce sulla perpendicolare del dorso del piede mentre compie l\u2019azione (definita down-beat) dall\u2019alto verso il basso.<\/p>\n<p>Scomponendo questa risultante in un parallelogramma di forze, si evidenziano 2 componenti: un vettore \u201clift\u201d, che sostiene la gamba dall\u2019affondamento e un vettore propulsivo: \u201cdrag\u201d, con spinta verso \u201cdietro\u201d che provoca avanzamento. Con l\u2019incremento della velocit\u00e0 l\u2019azione di down-beat non \u00e8 pi\u00f9 verticale, ma acquista una direzione tendente a quella del vettore lift, dovuta allo spostamento verso avanti del nuotatore. Risulta quindi inevitabile una perdita di spinta, misurabile nella funzione: \u03b7L = -48,16x+112,8 dove il valore della potenza espressa in watt \u00e8 funzione della velocit\u00e0 (x)<strong>. Da questa funzione \u00e8 possibile stimare che alle velocit\u00e0 teoriche di circa 2,3 m\/sec. le gambe non aiuteranno pi\u00f9 il nuotatore nell\u2019avanzamento.<\/strong><\/p>\n<p><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"wp-image-71875 alignnone\" src=\"https:\/\/www.arenawaterinstinct.com\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/legs_vector.png\" alt=\"\" width=\"400\" height=\"211\"><\/p>\n<p><strong>Le considerazioni che si possono fare sono che l\u2019elemento pi\u00f9 importante, per ottenere maggior effetto dalla spinta degli arti inferiori, non sembra essere la ricerca di un maggiore potenziamento muscolare, quanto un elevato livello di mobilit\u00e0 articolare per quanto riguarda la flessione plantare della caviglia. <\/strong><\/p>\n<p>Questa articolazione ha margini di ampliamento d\u2019escursione limitati e sembra ora evidente che questa pinna nell\u2019uomo si sia nel tempo addrizzata per permettergli di stare in piedi ed \u00e8 piuttosto strano che ora la si voglia ri-riflettere!!!<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Qual \u00e8 il contributo delle gambe nello stile libero? 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