Nel nuoto serve davvero un Activity Tracker?

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Scritto da: Filippo Antoniello at 26 Luglio '16 0
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“Senza dati sei solo un’altra un’opinione”. Questa era il monito che riecheggiava nella testa del nostro protagonista quando a bordo vasca, abbracciato al cordone come un pugile alle corde, tentava di capitalizzare il poco ossigeno a disposizione per ricordare qualche numero…

Ma andiamo per ordine e raccontiamo la storia dall’inizio, perché sarete voi a doverne scrivere il finale.

Da lunedì inizio a nuotare. Sul serio.

La storia è una di quelle comuni, in cui una persona come tante smette di usare la sua “vita frenetica” come alibi e dà il vero nome a ciò che gli aveva impedito fino a quel momento di iniziare a nuotare con costanza: la pigrizia.

Una volta individuato il nemico, sbarazzarsene fu la parte più semplice: tessera di 15 ingressi in piscina e un equipaggiamento da pseudo-professionista per sentirsi più convinti: due nuovi slip, un paio di occhialini fiammanti per sembrare “un osso duro” a tutti i compagni di corsia, cuffia di silicone morbido e il gioco è fatto.

Dimostrarsi uno avvezzo alla piscina fin dall’equipaggiamento è fondamentale: ehi ragazzi, non vengo mica “magiare le vostre bolle” – previsione che verrà poi abbondantemente smentita.

Le prime 4 settimane furono impegnative per il nostro protagonista che fu costretto a scrollarsi di dosso tutta la polvere della sua inattività. Ma una volta che dopo un paio di mesi riuscì a “rifarsi il fiato” e a raggiungere livelli di decenza in acqua, iniziò a godere di tutti i miracolosi benefici del nuoto: i dolori alla schiena erano sempre più timidi, la respirazione era più profonda, le allergie meno pruriginose, il sonno più tranquillo e l’involucro di adipe in cui ormai aveva passato diversi inverni, sempre più sottile.

L’assuefazione a quel ritrovato benessere indusse il nostro protagonista a volerne di più. E così come Eddie Morra in Limitless andava in cerca di NZT 48, così il nostro protagonista iniziò a documentarsi sul come migliorare, come nuotare meglio e più a lungo.

Il problema

La sua febbricitante ricerca trovò subito di fronte un ostacolo: già, per quanto semplice fosse l’esercizio che il nostro protagonista avesse intenzione di fare, doveva ovviamente tenere il conto delle vasche, degli stili, fino anche a quello delle bracciate. E soprattutto monitorarne i progressi settimana dopo settimana. Troppo complicato per un distratto come il nostro protagonista, che una volta su tre dimentica a casa le ciabatte per fare la doccia …

La rapidità con cui aveva raggiunto il benessere in 4 settimane, lo aveva abituato a una “falsa velocità di miglioramento”, perché invece da lì in avanti i progressi stentavano ad arrivare, o meglio ad essere percepibili. E così un po’ alla volta, l’eccitamento del nostro protagonista di “stare meglio” si stava tramutando in noia del “mantenersi”.

Ma questa era soltanto un’opinione di un nuotatore amatoriale senza fiato, che aggrappato ai cordoni poteva solo sospettare di essersi migliorato.

La soluzione?

Essendosi da sempre occupato di tecnologia, non poteva che confidare in essa per avere una risposta. Fu così che iniziarono le sue ricerche online su quali fossero le tecnologie in grado di misurare quantità e qualità della sua attività natatoria.

D’altronde, ormai non c’è runner che si rispetti che non possieda un activity tracker, ovvero un dispositivo che rileva tutti i parametri utili a monitorare e migliorare le proprie performance.

Purtroppo però nel mondo acquatico la scelta di un activity tracker sembra ancora complessa ed è facile fare confusione tra “dispositivi waterproof” e “dispositivi adatti a rilevare la nuotata”.

Già, qui servono dei veri e propri esperti: voi.

Sarete infatti voi a determinare il finale di questa storia indicando al nostro protagonista (che come avrete già intuito è proprio il sottoscritto) a indirizzare le sue ricerche e a fargli fare la scelta giusta – che verrà poi raccontata nel prossimo post.

Serve davvero un activity tracker nel nuoto?

Voi quale utilizzate e qual è il migliore?

Commentate qui sotto o scrivetemi direttamente a f.antoniello@arenawaterinstinct.com !

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Scritto da:

Filippo Antoniello

Technology geek, solitary traveller, lover of beauty, former fencer, novice swimmer and terrible at describing himself. I work for arena as a Digital Brand Manager, so if you do not like this blog we will never be friends.

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