La dura lotta per restare svegli in classe: lo studente atleta

Vita di un nuotatore
Scritto da: Rebecca Gillis at 26 Novembre '15 0
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Chi nuota a livelli agonistici deve affrontare ogni giorno un bel po’ di problemi. E questo è evidente. Ma come la mettiamo quando all’acido lattico, ai fastidiosi compagni di corsia e alle sessioni estenuanti si aggiunge il resto del mondo là fuori? Quali sono le sfide più difficili che affrontano i nuotatori che sono anche studenti a tempo pieno?

Forse la difficoltà più grande di essere uno studente atleta è il fatto che le persone sottovalutano quanto sia tremendamente stancante. Nello stesso tempo in cui i nostri compagni di classe si svegliano e si preparano per la giornata, noi abbiamo già fatto un’intera sessione di allenamento. Alla fine della prima ora siamo già svegli dal doppio del tempo rispetto al compagno che ci siede accanto. E quando alla fine delle lezioni suona la campanella, i nostri compagni vanno a casa a riposarsi o iniziano a studiare, mentre noi torniamo in piscina per il secondo round. E quando loro hanno finito i compiti e sono pronti per andare a letto, ecco che noi torniamo a casa e dobbiamo ancora cominciare i nostri.

La fatica quotidiana che necessariamente si associa all’essere uno studente atleta significa che dobbiamo combattere ogni giorno per rimanere svegli in classe. Gli insegnanti particolarmente noiosi ci fanno facilmente da ninna nanna, soprattutto se l’allenamento della mattina presto è stato stancante. Siamo diventati bravissimi a sceglierci un banco in posizione strategica, che ci offra tutti i confort per un breve pisolino in classe e abbiamo imparato a capire quali professori sono più clementi se ci sorprendono con gli occhi chiusi durante la lezione (oppure quelli a cui palesemente non importa). Non neghiamo di aver pensato seriamente di portare un cuscino a scuola e ci è capitato di svegliarci almeno una volta in una classe piena di compagni che ti fissano mentre ti asciughi la bavetta dalla bocca.

Il che mi porta alla prossima sfida…i compagni di classe. Inutile dire che quelli che non praticano sport non potranno mai capire. Pensano che il mucchio di tempo che dedichiamo al nuoto sia pura follia, oppure provano a dirti “dai, questo allenamento saltalo” perché magari devi finire di studiare. A parte questo, il vero problema è l’interrogatorio a cui sei costantemente sottoposto.

“Ma perché hai sempre i capelli bagnati?”
“Cosa sono quei  segni rossi che hai sotto agli occhi?”
“E’ una mia sensazione o c’è puzza di cloro?”
“Usciamo dopo la scuola?”

Anche se di solito non facciamo altro che raccontare della nostra vita in piscina, i nostri compagni sembrano dimenticarsi sistematicamente che pratichiamo uno sport a livelli agonistici. Alcuni neanche si immaginano quanto tempo dedichiamo allo sport o quanto duri la stagione. Ho cominciato a spiegare ai miei amici “la fine della stagione” dicendo loro semplicemente che non esiste e che di fatto non stiamo mai senza allenarci.

Un ultimo grande problema da tenere presente come studente atleta sono i  risultati scolastici. Con una media di più di 15 ore a settimana di allenamenti e lo studio da portare avanti, avere buoni voti non è facile e sono necessarie grandi doti organizzative.

Partecipare alle gare in trasferta significa doversi sbrigare a fare i compiti durante la ricreazione, così da trovartene di meno una volta tornato a casa. E’ una responsabilità enorme, soprattutto per quegli studenti che hanno una borsa di studio e che devono mantenere alti i voti o per chi deve avere una certa media per poter frequentare l’università che desidera.

Essere uno studente atleta è veramente dura.

Allora perché lo facciamo? Perché non ci concentriamo semplicemente sugli studi?

Come studenti a tempo pieno e atleti agonisti, amiamo alla follia imparare ed eccellere, dentro e fuori lo sport. Così, sebbene sia una routine tremendamente faticosa, è la nostra routine, il nostro modo di vivere. Ci piace stare sempre in movimento e adoriamo quella sensazione di pienezza e di soddisfazione che solo una settimana fitta di impegni può darti. E poi, quale scusa migliore per schiacciare un pisolino a scuola?

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Scritto da:

Rebecca Gillis

Hi! I’ve been swimming competitively since I was eight years old, and enjoy documenting the ups and downs of life as an athlete. Most of my days are spent on the pool deck, since I also work as a coach for young children, and as a lifeguard. Other than that, I’m a full time student and, like so many of my fellow swimmers, a food/nap enthusiast.

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